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DAVID HOLGREM #1

DAVID HOLGREM #1
Volo in Australia

“Perché sei così cocciuta?”
Era la domanda che continuavo a farmi nell’infinito viaggio con destinazione Melbourne.

Mi ero decisa a comprare i biglietti del volo una sera, guardando il film con Meryl Streep “Sognando l’Africa”.  Lei sognava l’Africa, io l’Australia. Era il 26 gennaio 2014 e io ero in viaggio verso l’altro capo del mondo. Volevo andare a conoscere il fondatore della permacultura: David Holgrem. Lo studente che negli anni ’70, assieme a Bill Mollison, aveva posto le basi per questa disciplina.

1 volo di 2 giorni dopo, un viaggio in treno, una corsa in bus e un passaggio da una sconosciuta, dove mi trovavo? Non lo sapevo esattamente. Il paese era Hepburn Spring, nel bel mezzo del più completo nulla. Appoggiando il mio enorme zaino ad un albero e guardandomi intorno, cercavo di fare mente locale.

Attorno a me solo erba gialla, cespugli pungenti, eucalipti e rumori stranissimi. Mi trovavo nel Victoria, lo stato più arido dell’Australia, che a sua volta ospita alcuni dei luoghi più aridi al mondo.
Caldo torrido, acqua scarsa ed elevato pericolo d’incendi.
Con questi presupposti, capivo perché la permacultura si fosse sviluppata proprio qui e non in altri continenti.

Era ora di avviarmi verso Melliodora, l’azienda agricola di David Holgrem.

“Ed eccolo lì: con la congiuntivite, la camicia stracciata e le ciabatte rotte.”

Sempre visto in foto, ci misi un attimo a focalizzarlo. Dal mio punto di vista era come aver davanti una specie di eroe. Solo che gli eroi non si immaginano inseguiti da saltellanti galline, con gli occhi malconci e dei jeans rotti.
L’espressione di stupore lasciò presto spazio ad un sorriso. È vero che davanti a me avevo un professore di straordinaria lungimiranza e sensibilità ambientale, ma prima che docente, era pur sempre un uomo.

Agronoma e architetto paesaggista per professione, sono un appassionata contadina, un’entusiasta apicoltrice e un’instancabile raccoglitrice. Fin da piccola, stare in un prato e fare una passeggiata in montagna erano le situazioni che più che mi rincuoravano. Prendevo zainetto, cestino, forbicine, e col mio fidato amico Rex, partivo…non sapevo a raccogliere cosa, ma non tornavo mai a mani vuote.

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