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Sciroppo pino mugo

Sciroppo di pino mugo

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o sciroppo di pino mugo è uno di quei rimedi che profuma di bosco e di antico.
Il pino mugo (Pinus mugo Turra) è una conifera che predilige situazioni di alta montagna partendo da quote superiori ai 1500 m.s.l.m.. Proprio a causa di queste condizioni ambientali, che iniziano ad essere il limite al di sopra del quale gli alberi lasciano spazio agli arbusti e poi ai prati di alta montagna, il pino mugo si presenta con un portamento arbustivo, adatto a resistere ai venti insistenti di quota e alle abbondanti nevicate.

Vita in alta quota

Pensate come le zone di montagna fossero in passato piuttosto isolate, a causa della difficoltà logistiche e dei percorsi spesso interrotti dalle nevicate precoci o tardive.
Questo significava necessità di autonomia.
Autonomia non solo a livello alimentare, ma anche energetica, strutturale e medica.

Per tali ragioni, le zone di montagna erano vocate alla pastorizia, il formaggio subiva infatti un processo di stagionatura così da poter essere conservato per lunghi periodi.
Tutte le famiglie avevano un piccolo orto domestico che garantiva le verdure durante il periodo invernale.
Il legname veniva tagliato seguendo la luna, così da assicurare una stagionatura ottimale.

A tutto questo si affiancava la raccolta e la trasformazione delle erbe medicinali che i prati e i boschi mettevano a disposizione.
Nelle famiglie era usanza preparare durante la buona stagione, i rimedi naturali necessari per quei malanni che l’inverno avrebbe portato con sé. Pensa a quanto fossero importanti i preparati casalinghi, considerando la distanza dal primo ospedale (presupponendo che ce ne fosse uno nei paraggi), e la presenza si o no di un unico medico per paese.

Con questi presupposti, veniva raccolta la trielina dai larici, i cinorrodi della rosa canina, le sommità fiorite dell’iperico, le giovani pigne resinose del pino mugo.

Sciroppo di pino mugo: le PROPRIETÀ

Veniamo a noi…
In abito montano, c’è chi confonde l’abete bianco con l’abete rosso, il pino silvestre con quello nero…ma tutti conoscono il pino mugo. Non solo per la facilità nel riconoscimento, ma soprattutto per l’importanza che la medicina popolare gli attribuiva come rimedio naturale per affrontare la lunga stagione invernale.

Anche chiamato mugolio, lo sciroppo di pino mugo è molto facile da preparare e accompagna i miei inverni ormai da anni.

“Quando il mal di gola o la tosse arrivano,
il toccasana è qualche cucchiaio di questo sciroppo combinato a qualche goccia di propoli.”

Sono ben note le proprietà balsamiche di cui gode il pino mugo. Possiede inoltre un’azione espettorante, balsamica e antisettica utile in caso di tosse, mal di gola e raffreddore. Grazie al suo effetto mucolitico e antinfiammatorio, lo sciroppo di pino mugo rappresenta un ausilio in caso di affezioni alle vie respiratorie, dando sollievo in presenza di naso chiuso, tosse e influenza.

Vediamo ora quando raccogliere le pigne di pino mugo (tecnicamente chiamate coni) e come da queste, prepararne uno sciroppo.

Sciroppo pino mugo

Il giusto TEMPO DI RACCOLTA

Il tempo balsamico è fondamentale nella raccolta delle pigne. Quando le nevi iniziano a ritirarsi, le pigne di mugo sono ancora verdi e intrise di resina. Anche i getti per la verità. Ma quelli li lasciamo integri.
È questo il momento ottimale nella raccolta: parliamo quindi di aprile – giugno, a seconda della stagione.

Come sempre, prima di iniziare la raccolta, assicuratevi che la mugheta sia in buona salute e le pigne siano presenti in abbondanza. La raccolta può essere condotta a mani nude e senza accanirsi su un singolo esemplare, ma raccogliendo in modo uniforme.

Visto che la raccolta del pino mugo presuppone una lunga camminata di avvicinamento, io mi trovo bene utilizzando un contenitore leggero o un sacchetto di carta dove disporre le pigne resinose appena colte.

Sciroppo di pino mugo: LA RICETTA

INGREDIENTI
– pigne resinose di pino mugo ancora verdi
– zucchero di canna
– barattolo di vetro con tappo

PROCEDIMENTO
È molto semplice.
Disponi le pigne a strati all’interno del barattolo, alternandole con lo zucchero. Scuoti spesso il barattolo così da occupare con lo zucchero gli spazi vuoti che inevitabilmente si creano tra le pigne.
Copri le ultime pigne con abbondante zucchero.
Esponi al sole diretto il barattolo.

Attenzione

Lo zucchero esposto al sole si scioglierà molto velocemente, portando con sé le sostanze benefiche del mugo. È molto importante, per evitare che le pigne ammuffiscano, rabboccare il vaso con lo zucchero, così da mantenere sempre coperti i coni resinosi.

Lascia macerare il tutto per almeno 3 settimane, infine filtra con una garza e conserva lo sciroppo di mugo così ottenuto in un barattolo di vetro pulito, al riparo dalla luce e lontano da fonti di calore.

Nonostante sia uno sciroppo, e come tale abbia un tempo di conservazione abbastanza lungo, consumarlo nell’arco della stagione è la soluzione migliore.

Sciroppo pino mugo

Sciroppo di pino mugo: UTILIZZO

Lo sciroppo di pino mugo ha un sapore molto piacevole che ti riporterà con la mente in montagna.
Io lo utilizzo all’occorrenza mescolandolo allo yogurt, sciogliendolo in un po’ di acqua tiepida o a cucchiai in purezza.

Personalmente mi piace aggiungere qualche goccia di olio essenziale balsamico (non più di 2-3 gocce per un vasetto di 250ml).
Mi sbizzarrisco tra olio essenziale di abete bianco, di menta o di eucalipto. I puristi possono invece optare per l’olio essenziale di pino mugo.

Ognuno poi inventerà la sua personale ricetta…io ne farò per tutti i gusti quest’anno, anche come regalo a Natale … visto che mio papà ha da poco invasettato sciroppo di pino mugo per un esercito!

 

BIBLIOGRAFIA

– F. BETTIOL e F.F. VINCIERI, “Manuale delle preparazioni erboristiche”, Tecniche Nuove Ed., Milano 2017.
– E. CAMPANINI, “Dizionario di fitoterapia e piante medicinali”, Tecniche Nuove Ed., Milano 2015.
– E. CAMPANINI, “Fitoterapia, gemmoterapia, omeopatia”, Tecniche Nuove Ed., Milano 2017.
– P. CHIEREGHIN, “Farmacia verde. Manuale di fitoterapia”, Edagricole Ed., Bologna 2011.
– READER’S DIGEST ASS., “Segreti e virtù delle piante medicinali”, Reader’s digest Ed., Milano 1983.
– U. SCORTEGAGNA, “La medicina dei semplici. Piante officinali delle montagne italiane”, Duck Ed., Treviso 2008.

 

ATTENZIONE – La raccolta di erbe spontanee e altri prodotti selvatici richiede molta attenzione. Le informazioni riportate in questo sito sono a mero scopo illustrativo e non sostituiscono in nessun modo il parere medico. Gli autori declinano pertanto ogni tipo di responsabilità sulla raccolta e l’utilizzo di piante selvatiche a scopo curativo, cosmetico o alimentare. Ti invitano inoltre a documentarti e rivolgerti a persone qualificate. 

Agronoma e architetto paesaggista per professione, sono un appassionata contadina, un’entusiasta apicoltrice e un’instancabile raccoglitrice. Fin da piccola, stare in un prato e fare una passeggiata in montagna erano le situazioni che più che mi rincuoravano. Prendevo zainetto, cestino, forbicine, e col mio fidato amico Rex, partivo…non sapevo a raccogliere cosa, ma non tornavo mai a mani vuote.

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