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Olio di san Giovanni

Olio di san Giovanni: come prepararlo

L’

iperico, o erba di san Giovanni, in passato era conosciuto come “Erba della flagellazione”. Il motivo di questa nomea deriva dalle sostanze contenute all’interno delle sommità fiorite, le parti dell’iperico maggiormente interessanti dal punto di vista erboristico. I fiori e le foglie presentano delle ghiandole contenenti l’olio di san Giovanni, un olio rosso scuro che ricorda in effetti il colore del sangue. Fu proprio per analogia del colore e sulla base del principio delle somiglianze (al tempo noto come Teoria dei segni), che nel Medioevo l’iperico divenne rimedio per ferite e piaghe di varia natura.
L’iperico selvatico gode oggi di numerosi usi e proprietà, ora scopriamo come produrre correttamente l’oleolito.

STEP no.1 – La raccolta

MATERIALE NECESSARIO:
– forbici
– cesto
– guanti (se non vuoi sporcarti la mani…anche se il profumo di iperico sulle dita è fantastico!)

I consigli per una corretta identificazione e per la raccolta dell’erba di san Giovanni li abbiamo affrontati assieme nel post relativo all’Hypericum perforatum.
I giorni a cavallo del solstizio d’estate sono dunque i giorni migliori per raccogliere molte piante selvatiche officinali. Tra queste anche l’iperico.
Quando sarai nel prato davanti all’iperico, ti si illumineranno gli occhi e ti troverai davanti a 2 strade.
Se vuoi farne tisana, dovrai essiccare la pianta, raccogliendola in mazzetti e riponendola in un luogo asciutto e all’ombra.

“Per produrre l’olio di san Giovanni, ti serviranno le sommità fiorite fresche.”

Aiutandoti con delle forbici, taglia con cura le cime dell’iperico, costituite dalle foglie, da fiori ancora in boccio e fiori aperti. Evita invece quelli appassiti che avranno già perso le proprietà.
Riponi il bottino in un cestino.
Non fare il defogliatore”, come dice Alberto. Rispetta sempre la regola del 5%: non raccogliere più del 5% di quello che la zona di raccolta mette a disposizione e raccogli solo ciò che ti serve. Questo consentirà di minimizzare la nostra interferenza con l’ambiente che ci sta ospitando senza interferire sensibilmente con il naturale andamento della stagione vegetativa dell’iperico.
Il rispetto per ciò che stiamo cogliendo deve essere alla base della nostra attività di raccolta.   

STEP no.2 – Preparazione e macerazione

MATERIALE NECESSARIO:
– vaso capiente (possibilmente di vetro scuro) lavato e ben asciutto
– carta alluminio (necessaria solo se il vaso è di vetro chiaro)
– carta scottex
– sommità di iperico selvatico fresche
– olio extra vergine di oliva per la macerazione
 
Contrariamente alla maggior parte degli oleoliti, l’olio di san Giovanni va eseguito a partire dalla pianta fresca. L’iperico è per sua natura una pianta molto asciutta ed un processo di essiccazione andrebbe ad interferire con i principi attivi che ne conferiscono le proprietà.
Il metodo di preparazione più naturale è una macerazione effettuata al sole in recipienti di vetro. Ottimali sono quelli in vetro scuro, ma se non ne avessi a disposizione, un trucchetto è rivestire il contenitore di vetro con la carta alluminio. In questo modo, i raggi solari scalderanno il macerato in preparazione, senza colpirlo direttamente.

La dose consigliata sui manuali delle preparazioni erboristiche prevede 200g di sommità di iperico fresche per 1000g di olio (oliva o mandorle dolci). Io personalmente preferisco utilizzare olio extra vergine di oliva.
Spesso per produrre l’olio di iperico in casa, il procedimento più pratico è quello di riempire il contenitore di iperico, per poi aggiungere l’olio scelto fino a sommergere la pianta.
In questo modo le dosi non sono precise come quelle utilizzate nei laboratori erboristici, ma sono efficaci e proporzionate ad un’esigenza personale.

Con l’olio di iperico, e in generale in oleoliti che utilizzano materiale vegetale fresco, l’acqua presente all’interno della pianta deve essere gestita correttamente. Pena: l’irrancidimento dell’olio.
Un buon metodo per limitare questo inconveniente è quello di lasciare aperto il contenitore di vetro durante il processo di macerazione. Basterà coprire la bocca del vaso con dello scottex e fermarlo con un elastico. In questo modo l’umidità della pianta in macerazione non formerà condensa, evitando il conseguente irrancidimento dell’olio. Nei primi giorni di macerazione, abbi cura di rimuovere questa protezione dal contenitore, asciugandone accuratamente le pareti interne dalle goccioline di umidità che si saranno formate.

STEP no.3 – Filtraggio del macerato di iperico

MATERIALE NECESSARIO:
– torchietto in acciaio
– colino a maglia fine
– garze a maglia intermedia
– ciotole di vetro per i passaggi intermedi durante la filtrazione
– carta scottex

L’iperico selvatico va lasciato macerare per 21-30 giorni. Questo è il tempo necessario per ottenere un olio di san Giovanni ricco di principi attivi.
Al termine di questo periodo, l’olio che otterrai sarà di un colore rosso rubino davvero affascinante!
Per filtrare il macerato, lo strumento più pratico è un torchietto di acciaio. Io non lo ho, ma riesco a filtrare comunque molto bene, utilizzando un colino a maglia fine e delle garze. Il colino ti consentirà di separare il materiale vegetale più grossolano da quello più fino. Spremi l’iperico con le mani per estrarre tutto l’olio che è stato assorbito dalla pianta.
Per filtrare l’olio anche dai residui vegetali più minuti, delle garze sovrapposte saranno la soluzione più pratica. Io le trovo in farmacia. Non prendere quelle a maglia troppo sottile perché si intaserebbero, acquista quelle a maglia intermedia e sovrapponine in senso alternato 2-3.
Ora che hai ottenuto un oleolito limpido e pulito, mettilo nel contenitore di partenza che nel frattempo avrai pulito dai residui vegetali utilizzando della carta scottex. Mi raccomando, il vaso che utilizzerai per decantare l’olio di iperico deve essere ben asciutto, senza presenza di acqua.

STEP no.4 – Conservazione dell’oleolito di iperico selvatico

MATERIALE NECESSARIO:
– vasi da 100-150ml per la conservazione dell’olio di iperico
– ciotole di vetro per gli ultimi passaggi
– carta scottex

Dopo aver fatto riposare l’oleolito di iperico filtrato per 48 ore, potresti osservare la presenza di 2 fasi separate. La prima acquosa, depositata sul fondo del vaso e originata dal contenuto in acqua della pianta fresca. La seconda oleosa nella parte superiore, che rappresenta invece l’estratto. Occorre recuperare soltanto quest’ultimo, eliminando la parte acquosa.
Generalmente, lasciando il vaso aperto durante la macerazione, questo problema si riscontra in minima parte e ti basterà travasare l’olio di san Giovanni così ottenuto nei futuri contenitori adatti alla conservazione.
I contenitori ideali sono quelli in vetro scuro, non eccessivamente grandi. Meno aria è presente all’interno del contenitore e meno ossidazione subirà l’oleolito. Per tale ragione io utilizzo dei vasi piccoli, da 100-150ml, sapendo di non metterci molto a consumare l’intero barattolo.
Conserva il tuo olio di iperico ben chiuso, in un luogo buio e lontano da fonti di calore.

Olio di san Giovanni: 1000 BENEFICI

L’iperico trova numerosi utilizzi in campo erboristico. Grazie alle sue proprietà dermocosmetiche, l’olio di san Giovanni aiuta a sanare la naturale salute della pelle, favorendo la riparazione del rivestimento epidermico. Oltre ad essere considerato un ottimo antirughe, l’oleolito svolge un effetto tonico su pelli stanche ed un’azione nutriente sulla pelle secca del viso e del corpo.

Grazie alle proprietà lenitive, potrai utilizzare l’olio di san Giovanni in caso di arrossamenti, ustioni solari, ferite da taglio, abrasioni, dermatiti, eczemi. L’iperico favorisce infatti i processi di guarigione e cicatrizzazione della pelle in quanto stimola la rigenerazione cellulare. Per tali ragioni è considerato un ottimo rimedio naturale per contrastare l’invecchiamento della pelle. A tutto ciò si aggiungono proprietà antibatteriche, antifungine e antisettiche.

L’olio di san Giovanni si friziona in purezza direttamente sulla cute, oppure sotto forma di unguento. Avendo proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche, potresti preparare un ottimo unguento per dolori articolari e muscolari e perché no, un unguento lenitivo per pelli secche ed arrossate durante la stagione estiva.

Attenzione

L’iperico possiede una leggera azione fotosensibilizzante che può manifestarsi soprattutto in soggetti ipersensibili, con carnagione e occhi chiari. L’utilizzo dell’olio di iperico è quindi sconsigliato prima di esporsi al sole e generalmente durante la giornata.
Io utilizzo l’olio di iperico la sera, dopo una doccia risanante. In questo modo l’oleolito avrà il tempo di essere assorbito dalla pelle prima di andare a dormire, agendo subito con effetto tonico e antirughe.
Insomma, da provare!

 

BIBLIOGRAFIA

– F. BETTIOL e F.F. VINCIERI, “Manuale delle preparazioni erboristiche”, Tecniche Nuove Ed., Milano 2017.
– E. CAMPANINI, “Dizionario di fitoterapia e piante medicinali”, Tecniche Nuove Ed., Milano 2015.
– E. CAMPANINI, “Fitoterapia, gemmoterapia, omeopatia”, Tecniche Nuove Ed., Milano 2017.
– P. CHIEREGHIN, “Farmacia verde. Manuale di fitoterapia”, Edagricole Ed., Bologna 2011.
– READER’S DIGEST ASS., “Segreti e virtù delle piante medicinali”, Reader’s digest Ed., Milano 1983.
– U. SCORTEGAGNA, “La medicina dei semplici. Piante officinali delle montagne italiane”, Duck Ed., Treviso 2008.

 

ATTENZIONE – La raccolta di erbe spontanee e altri prodotti selvatici richiede molta attenzione. Le informazioni riportate in questo sito sono a mero scopo illustrativo e non sostituiscono in nessun modo il parere medico. Gli autori declinano pertanto ogni tipo di responsabilità sulla raccolta e l’utilizzo di piante selvatiche a scopo curativo, cosmetico o alimentare. Ti invitano inoltre a documentarti e rivolgerti a persone qualificate. 

Agronoma e architetto paesaggista per professione, sono un appassionata contadina, un’entusiasta apicoltrice e un’instancabile raccoglitrice. Fin da piccola, stare in un prato e fare una passeggiata in montagna erano le situazioni che più che mi rincuoravano. Prendevo zainetto, cestino, forbicine, e col mio fidato amico Rex, partivo…non sapevo a raccogliere cosa, ma non tornavo mai a mani vuote.

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