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Spinaci di montagna

Gnocchi agli spinaci di montagna

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tamattina, tra soffioni danzanti col vento, ho finalmente raccolto i primi spinaci di montagna dell’anno.
Il Buon Enrico, così viene spesso chiamato, è stato una delle prime piante che mia nonna mi ha insegnato a riconoscere. Prendevamo dei grandi cesti, i mitici coltellini rossi, un cappello di paglia a testa e poi via, sui prati di montagna a raccogliere.
Devo dire che lo spinacio di montagna non è difficile da riconoscere e una volta assaporato, è impossibile da dimenticare.

Come riconoscere lo spinacio di montagna

Il buon Enrico, o spinacio di montagna (Chenopodium bonus-henricus L.), è un erbacea perenne che predilige le zone montane umide e i terreni ricchi di nutrienti. Lo si trova generalmente vicino alle zone di pascolo e in prati freschi e lussureggianti. Un buon metodo, prima di farci l’occhio, è scorgere dove ci sono dei gruppi di ortica. Solitamente, poco lontano cresce anche lo spinacio di montagna.

“Le parti edibili sono costituite dalle foglie, dai giovani getti e dall’infiorescenza.”

Appartiene alla stessa famiglia dello spinacio coltivato (Chenopodiaceae) ma in quanto a gusto, direi che non c’è nemmeno da metterli a confronto.
È un erbacea perenne dal fusto cavo e scanalato. Le foglie sagittate e dal colore verde scuro, sono cosparse di una polverina bianca e presentano un picciolo lungo. L’infiorescenza, portata all’apice dello stelo è una spiga costituita da numerosi piccoli fiori.

Spinaci di montagna

Gnocchi di buon Enrico: la RICETTA

Prima di tutto bisognerà curare lo spinacio di montagna appena raccolto. Ti consiglio di farlo direttamente sul posto, eviterai di invadere casa con la polverina che tanto bene lo differenzia da altre piante selvatiche.

Inizia separando le foglie dal gambo centrale tenendo solo quelle sane e scartando quelle gialle e appassite. Per ottenere 600g di spinaci cotti, ti occorreranno circa 4-5 mazzi di spinacio di montagna fresco.
Conserva le infiorescenze apicali perché con quelle, potrai farci delle ottime orecchiette alle cime di spinacio di monte.

Ingredienti

– 600g di spinaci di montagna sbollentati
– 2 uova fresche
– 200g di formaggio grana grattato finemente
– 2 manciate di farina
– 400g di pan grattato
– noce moscata

Procedimento

Lava con acqua fredda gli spinaci curati. Nel mentre scalda dell’acqua in una pentola sufficientemente capiente. Non appena l’acqua arriva a bollore, sala e immergi gli spinaci. Le foglie sono così tenere, che per cuocersi ci impiegano davvero pochi minuti.
Scola il buon Enrico avendo cura di non strizzarlo eccessivamente: deve rimanere leggermente umido così da essere più facilmente lavorabile.
Non appena gli spinaci si saranno freddati, tritali finemente. Personalmente mi piace tagliarli sottilmente ottenendo dei gnocchetti più gradevoli alla vista e più omogenei sotto i denti.

In una terrina sbatti le uova, aggiungi il formaggio e una bella spruzzata di noce moscata. Unisci, mescolando con la mano, gli spinaci e la farina. Arrivati a questo punto, ti manca solo il pan grattato che è da aggiungere nella quantità in cui l’impasto inizia a non attaccarsi più alle dita.

Per definire la consistenza desiderata, bisogna fare una prova. Porta a bollore dell’acqua in un piccolo pentolino, immergici un paio di gnocchetti e lasciali bollire per 2-3 minuti.
A me piacciono ben consistenti, quindi abbondo sempre in pan grattato. Se ti piacciono più morbidi, basta regolarsi diversamente. Attenzione però che non si sfaldino!

Per ciò che riguarda la forma degli gnocchi di buon Enrico: la nonna fa delle striscioline e poi le taglia in modo regolare. Dal momento che a me non succede mai che una strisciolina sia uguale all’altra, ho optato per fare delle palline di circa 3cm di diametro, come in foto. Con questa soluzione, più o meno faccio sempre la mia bella figura!

Dulcis in fundo, il condimento da utilizzare.
La morte degli gnocchi di spinacio di montagna è con burro di malga e salvia…davvero speciali!
Bon appétit!

 

ATTENZIONE – La raccolta di erbe spontanee e altri prodotti selvatici richiede molta attenzione. Le informazioni riportate in questo sito sono a mero scopo illustrativo e non sostituiscono in nessun modo il parere medico. Gli autori declinano pertanto ogni tipo di responsabilità sulla raccolta e l’utilizzo di piante selvatiche a scopo curativo, cosmetico o alimentare. Ti invitano inoltre a documentarti e rivolgerti a persone qualificate. 

Agronoma e architetto paesaggista per professione, sono un appassionata contadina, un’entusiasta apicoltrice e un’instancabile raccoglitrice. Fin da piccola, stare in un prato e fare una passeggiata in montagna erano le situazioni che più che mi rincuoravano. Prendevo zainetto, cestino, forbicine, e col mio fidato amico Rex, partivo…non sapevo a raccogliere cosa, ma non tornavo mai a mani vuote.

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